Perde la moglie dopo una lunga malattia e non ha permessi per stare con i figli: colleghi donano 270 ore di ferie

Irene Pastori

22 Ottobre 2022

Perde la moglie dopo una lunga malattia e non ha permessi per stare con i figli: colleghi donano 270 ore di ferie
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Perdere la persona amata è uno dei dolori più grandi che si possono sopportare. La mancanza di un coniuge, specie in un'età in cui ci sono ancora dei figli da crescere, può essere devastante e c'è bisogno di tutta la forza emotiva possibile per riprendere in mano la propria vita ed andare avanti, solo che a volte il lavoro può essere un problema.

Lo sa bene Andrea Leoni, un autista che lavora per l'azienda Veritas. L'uomo ha perso sua moglie, Chiara Batacchi, 47 anni, dopo una lunga malattia e avrebbe solo voluto trascorre del tempo con i suoi figli per aiutarli e superare tutti insieme un momento tanto triste. Purtroppo, però, a impedirglielo c'era il ritorno a lavoro, almeno fino a quando i colleghi non gli hanno teso una mano.

via Il Messaggero

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Per assistere la moglie, Leoni ha esaurito tutti i giorni di ferie, le ore di permesso e i congedi che poteva richiedere. Ad oggi deve occuparsi dei due figli di 13 e 11 anni, riorganizzando il tempo per conciliare i loro impegni scolastici e i suoi orari lavorativi. Un peso schiacciante in un periodo così buio della sua vita, ma per fortuna Leoni non è solo: i suoi colleghi hanno attivato una catena di solidarietà, donando un totale di 270 ore di ferie e permessi per permettergli di passare altro tempo con i suoi figli e metabolizzare la perdita in famiglia.  

Le ore totali corrispondono a circa un mese retribuito dove Leoni potrà seguire i suoi figli mentre rientrano a scuola e star loro vicino in un momento così delicato nella loro giovane vita. «Il più piccolo scherza e cerca attenzioni, mi dice spesso che gli manca la mamma, l'altro cerca di fare il grande», ha spiegato l'uomo.

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Questo marito si è detto profondamente grato verso i suoi colleghi che hanno dimostrato grande senso di solidarietà ed empatia. «Mi sento trattato come un amico, oltre che un collega o un dipendente, anche i superiori cercano di sostenermi, di fare il possibile e venirmi incontro in tutti i modi», ha raccontato Leoni.

L'azienda ha ovviamente accettato lo scambio di ore offerto dai dipendenti ed ha spiegato che non è la prima volta che tra colleghi si fa ricorso a questo tipo di solidarietà quando avvengono situazioni particolari, anche se in questo specifico caso la mobilitazione è stata davvero massiccia, così come il monte ore accumulato.

Speriamo solo che questo papà riesca a ritrovare un po' di serenità insieme ai suoi due bambini e che il tempo allevi, pian piano, il loro dolore.

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