Essere depressi non è provare tristezza e rimanere a letto tutto il giorno: ti racconto com'è davvero - GuardaCheVideo.it
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Essere depressi non è provare tristezza…
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Essere depressi non è provare tristezza e rimanere a letto tutto il giorno: ti racconto com'è davvero

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Da malattia sconosciuta, la depressione è passata ad essere una parola abusata. Chiunque saprebbe riconoscere i sintomi della depressione: stanchezza, disinteresse, attacchi di fame o assenza di appetito, difficoltà a dormire o ad alzarsi dal letto. Ma fosse solo questo, la depressione non sarebbe una piaga sociale qual è; perlomeno, sarebbe facile individuare i campanelli d'allarme, ma sappiamo quanto questo non sia vero.

Perché non ci accorgiamo quando una persona è depressa? Perché l'ipotesa della depressione arriva sempre e solo in extremis? La spiegazione è che non sappiamo cos'è la depressione, per quanto se ne parli e per quanto tutti diciamo di averla. 

I manuali di psicologia riportano che uno dei primi sintomi della depressione è il fatto di trascorrere molto più tempo a letto o anche solo l'intenzione di farlo. Restare a letto vuol dire rifuggiare il mondo esterno, non inserirsi nei meccanismi quotidiani, rimanere in un luogo di assenza di dolore e di piacere. Certamente la depressione è questo, così come è anche perdita di interesse per qualsiasi cosa, apatia, pianto immotivato e incontrollabile, eccessiva voglia di mangiare o perdita di appetito.

Ma la depressione non può essere solo questo, non può essere trattata alla stregua di una tosse che, non appena compare, rende necessessario uno sciroppo amaro. La depressione è più simile ad un'ombra, dapprima scambiata per la propria e poi sempre più grande.

immagine: pixabay.com

La depressione è dare supporto ad un amico in un momento di difficoltà e dire "Io tutto bene" quando arriva il turno di parlare di se stessi. È fare quello che si fa sempre, ma non averne il controllo, sentire che tutto scivola sotto i palmi delle mani senza voglia e forza di fermarlo. È dirsi tra le lacrime che qualcosa verrà a salvarci, ma sapere di non avere la più pallida idea di cosa e quando. È stare in mezzo agli amici, ma sentirli distanti come a centinaia di chilometri. È essere presente solo con il corpo, ma senz'anima e percezioni. È sorridere, e sentire che non rispecchia quello che si sente dentro. È portare gli occhiali da sole per impedire che qualcuno ci veda e ci dica "Ti vedo stanco", perché, no, il problema non è la stanchezza. La depressione è una goccia di serenità in un mare di disperazione: ma alla gente basta per dire che non stai così male.

Oggi la depressione si supera, si schiaccia. Si inizia col trovare la persona giusta con cui parlarne, che non è sempre un amico o un parente.

Dall'altra parte, non aspettatevi di riconoscere una persona depressa perché non si lava più, perché non esce e non mangia: la depressione attanaglia anche chi va a lavorare, chi sorride ai propri bambini chi fa l'amore con il proprio partner. L'arma più potente della depressione è la capacità di confondersi con la normalità, ai propri occhi come a quelli degli altri.

Non smettete di chiedere mai alle persone "Come stai?" e di fermarvi ad aspettare la loro risposta, captando anche i segnali più deboli di aiuto. Un orecchio disposto ad intuire è la medicina più potente in grado di dissolvere la depressione. 

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