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Questa psicologa ha tradotto 30 comportamenti…
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Questa psicologa ha tradotto 30 comportamenti dei bambini in una lingua comprensibile ai genitori

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L’incomunicabilità tra genitori e figli è una costante di ogni generazione, tuttavia vi è un periodo della vita in cui i bambini non posseggono ancora gli strumenti adatti per esprimere efficacemente ciò che sentono o che vorrebbero dire.

Per aiutare le mamme e i papà a comprendere meglio i più piccoli, la psicologa Evgenia Zaburdaeva a ideato una sorta di dizionario che consente di interpretare e tradurre il linguaggio non verbale in modo da comportarsi di conseguenza.

 

Durante il suo lavoro la dottorezza Zaburdaeva è riuscita a catalogare e schematizzare circa 30 comportamenti associandoli ad altrettanti pensieri e stati d’animo, ecco l’elenco di quelli individuati e il rispettivo significato:

  • Apatia. Può nascondere la paura di commettere errori o di essere giudicato dagli adulti, quindi dietro la pigrizia si può nascondere un freno piscologico.
  • Aggressività. Reagire con rabbia e irrequietezza può essere un modo per chiedere aiuto e comunicare il bisogno di sapere quali sono i limiti da non oltrepassare.
  • Parlare a voce bassa. Non è solo timidezza ma può essere timore di mostrarsi e di non essere accettati.
  • Tirarsi i capelli o mangiarsi le unghie. Si tratta di una reazione ad un forte stress o a uno stato di timore costante.
  • Inerzia e difficoltà ad parlare correttamente. L’assenza di azione e di stimoli può voler dire preferire che siano gli adulti a fare tutto, facendoli sentire utili.
  • Mancanza di condivisione. Può essere una reazione ad un carente supporto emotivo.
immagine: Maxpixel
  • Invidia. Dietro può esserci un forte complesso di inferiorità.
  • Balbettare. Si associa spesso alla sindrome dell’abbandono, al sentirsi sottomessi da una figura adulta o dal provare colpa per qualcosa.
  • Essere poco socievole. Non è scontrosità ma difficoltà a interagire con i coetanei.
  • Essere fisicamente violento con i genitori. È una inconscia richiesta di proibizioni e di disciplina nei confronti della madre o del padre.
  • Avere scatti di ira. Non saper comunicare serenamente provoca sensazione di inadeguatezza, mentre la rabbia diviene una scorciatoia per giungere prima ad un risultato.
  • Fare molte domande. Può essere sintomo di sana curiosità ma anche una richiesta di attenzione.
  • Rifiutarsi di andare all’asilo o a scuola. Vuol dire avere paura di staccarsi dalla figura materna, non sentirsi adeguatamente supportati in classe, pensare di essere inadeguato alle aspettative dei propri genitori.
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immagine: Facebook
  • Mangiare troppo o troppo poco. Il cibo, per difetto o per eccesso, è una forma di controllo in reazione ad uno stato di ansia e insicurezza di cui bisogna trovare la fonte.
  • Mostrarsi passivi. Riflette scarso interesse o timore di fallire.
  • Farsi del male da soli. Racchiude un dolore psicologico profondo o un senso di colpa che viene esorcizzato con l’auto-punizione.
  • Incubi. Può essere utile far rappresentare i sogni con disegni o racconti perché essi sono la manifestazione di ciò che spaventa davvero.
  • Ignorare gli altri ed evitare il gioco in compagnia. Sono comportamenti legati alla mancanza di regole chiare in casa e al pensare di non piacere agli altri.
  • Irritabilità, disturbi del sonno e ossessione per l’ordine. Di base c’è l’essere repressi emotivamente, avere paura di affrontare l’ignoto o la solitudine, e il credere che la sequenzialità dia protezione e controllo.

C’è sempre un motivo per qualsiasi atteggiamento: il segreto è imparare a cogliere i segnali, saper osservare, notare i cambiamenti e reagire nel modo giusto per favorire il benessere del bambino.

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