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Cari genitori, i vostri figli NON hanno…
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Cari genitori, i vostri figli NON hanno diritto alla privacy

23 Giugno 2019 • di Lorenzo Mattia Nespoli
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Ormai è sotto gli occhi di tutti. Smartphone, tablet e qualsiasi apparecchio che consenta di connettersi agli altri in maniera digitale sono quasi dei "prolungamenti" di adolescenti e ragazzi.

Non stiamo esagerando: l'età in cui i ragazzi entrano in contatto con questi dispositivi si sta abbassando sempre di più, tanto da creare tante piccole nuove leve del web. 

Già, perché se è vero che sul web odierno le possibilità sono infinite, lo sono altrettanto i rischi. E non stiamo parlando di concetti amplificati o casi estremi, ma di soprusi e violazioni di identità e privacy che possono far parte della quotidianità di ognuno.

Il cyberbullismo è un fenomeno su cui si parla e si cerca di sensibilizzare sempre di più. Prendere di mira determinate persone, considerate più "deboli", tramite gli strumenti che il web mette a disposizione, è una pratica che purtroppo sta aumentando, arrivando a causare danni e problemi - anche molto gravi - nelle vittime delle vessazioni.

Un commento, una foto, una denigrazione digitale e visibile a tutti: sono cose che possono far male quanto una violenza "reale". È quindi compito di tutti, a partire dai genitori, intervenire per cercare di contrastare i rischi di questo fenomeno.

Come? Magari sembra provocatorio, ma occorre davvero limitare la privacy dei nostri figli. Un ragazzino o un adolescente, infatti, difficilmente può essere a totale conoscenza dei rischi a cui va incontro quando posta un contenuto online o immette suoi dati personali.

immagine: scott.af.mil

Come se non bastasse, oggi qualsiasi screzio, sfida o provocazione parte prima di tutto dai social media. In queste "piazze" digitali si regolano i conti, ci si scontra, ci si fa belli agli occhi di tutti: insomma, ci si costruisce un'identità, fittizia nella maggior parte dei casi.

È necessario allora che ogni genitore vigili attentamente su ciò che fa suo figlio sul web, e lo faccia in maniera quasi "da stalker". Così facendo, si potranno limitare i danni, almeno finché i figli saranno sotto la tutela dei più grandi o vivranno con loro. 

Ogni messaggio, ogni cosa che pubblicano deve essere conosciuta dai genitori: chissà se, in questo modo, si renderanno conto che il loro amato figlio - o la loro "bimba" prediletta - sono in realtà persone che, online, possono trasformarsi in offensivi bulli digitali.

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immagine: Jason Howie/Flickr

Soltanto in questo modo i ragazzi potranno capire che le parole fanno male quanto, se non più, delle violenze fisiche. Certo, non sarà facile e chiaramente ogni intromissione e divieto dei genitori nella privacy dei figli genererà fastidio e molto probabilmente porterà a contrasti e litigi. 

Intervenire per una buona causa sarà però un'azione che, in futuro, darà i suoi frutti, e avrà costruito un po' di consapevolezza in più su argomenti importanti.

Comprendere fin da subito l'importanza del rispetto verso il prossimo come fondamento di vita che va oltre la popolarità sui social sarà un passo avanti per far crescere i nostri figli come persone migliori.

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