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Questa donna generosa ha ospitato nella sua casa più di 30 rifugiati in meno di cinque anni

23 Aprile 2021 • di Simone Fabriziani
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La solidarietà e la generosità di cuore non è un pregio che tutii possiedono; molte persone nascono direttamente con la tendenza a voler sempre e comunque dare una mano concreta a chi ne ha più bisogno ed è meno fortunato di loro, altri invece vivono la propria vita con più indifferenza, senza preoccuparsi troppo delle problematiche altrui. Ci sono inoltre persone che farebbero di tutto per di migliorare la vita di chi non può farlo, addirittura ospitarle in casa propria quando queste persone una casa non ce l'hanno...

Per questo motivo vorremmo che faceste la conoscenza di Karina Litvack, una donna di origini francesi e canadesi, figlia di immigrati e che da anni vive a Londra, la capitale britannica. Essendo lei figlia di immigrati sa benissimo cosa significhi essere un outsider della società, doversi dare da fare e cercare di iniziare una nuova vita in un Paese che non è il proprio; sacrifici giornalieri per portare il pane a casa, di sbarcare il lunario ed imparare un lingua che non è la propria.

Tutte cose che Karina sapeva perfettamente, ed è per questo motivo che un giorno ha deciso con suo marito di provare ad ospitare in casa un rifugiato grazie all'associazione Homes for Syrians: voleva contribuire anche lei nel poter fornire un tetto sotto il quale vivere a queste persone meno fortunate che in terra straniera avrebbero vissuto con difficoltà.

A Metro UK, Karina ha raccontato della sua prima esperienza con un ragazzo rifugiato di nome Basel, che veniva dalla Siria per cercare fortuna e fuggire dal suo Paese di origine: " Il mio campanello suonò e c'era un giovanotto molto timido e magro di nome Basel che trasportava un piccolo zaino. Si è trasferito quella sera e da allora vive con noi. Inizialmente, abbiamo faticato a comunicare perché il suo inglese era limitato e il mio arabo era inesistente. Per fortuna avevo fatto in modo che mia figlia, che parla correntemente l'arabo, fosse a disposizione - via Skype - per il suo arrivo.

Mia figlia viveva negli Stati Uniti all'epoca, ma loro due hanno sviluppato un legame meraviglioso grazie alle chiamate settimanali su Skype e alle visite periodiche: è diventato il fratellino che non ha mai avuto, e lei la sua affettuosa sorella maggiore. [...] Nel corso del tempo, Basel ha iniziato a ad aprirsi mentre la sua fiducia con l'inglese cresceva e si sentiva più a suo agio con me e mio marito. Era fermamente convinto che non dovessi imparare l'arabo, perché voleva imparare l'inglese il più velocemente possibile, quindi abbiamo tenuto lezioni di inglese quotidiane, Negli anni successivi lo abbiamo aiutato ad assicurarsi un posto gratuito in una scuola privata di inglese in modo che potesse diventare più fluido con la lingua così che potesse studiare quello che gli piaceva di più: matematica ed informatica."

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L'esperienza con Basel sembrava andare a gonfie vele, il ragazzo stava imparando la lingua, stava intraprendendo una sua carriera scolastica che gli avrebbe regalato tante soddisfazioni, ma Karina sapeva benissimo che il suo cuore grande avrebbe avuto spazio anche per altri rifugiati. Dopo che Homes for Syrians aveva chiuso i battenti, la donna e il marito si erano rivolti all'associazione Refugees at Home per vedere se c'erano altre persone che venivano dal Medio Oriente che cercavano una casa temporanea: alla fine, l'associazione disse a Karina che nel tempo in cui ospitava in casa Basel avrebbe potuto dare rifugio ad altre persone, se solo aveva spazio e stanze libere...

Karina aveva effettivamente due stanza libere, e da lì la donna ha ospitato in meno di cinque anni, più di 30 rifugiati: "Da allora, la mia casa è stata amata e vissuta: uomini single, coppie, un'anziana donna keniota e persino una famiglia di cinque persone con tre adolescenti che sono rimasti per tre mesi fino a quando il comune non ha trovato loro una casa. Sono state tutte persone adorabili e interessanti, e ognuna porta il proprio mondo e la propria storia a casa mia. È la cosa migliore per esplorare da solo luoghi lontani, e non mi annoio mai di sentire parlare delle loro vite passate e dei loro piani per ricostruire il loro futuro qui."

L'esempio di Karina Litvack è diventato un modello per tutte quelle famiglie, coppie, o persone che vivono da sole in Gran Bretagna che hanno voglia di compiere un atto di solidarietà e grande generosità nei confronti di persone che vengono da tanto lontano e che hanno bisogno di un tetto sotto il quale dormire e mangiare, mentre si ricostruiscono una nuova vita in terra straniera.

Non è facile, ma Karina ci ha provato, con grande successo e tanto amore!

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