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Un fornaio inizia lo sciopero della fame contro l'espulsione dal Paese del suo giovane apprendista guineano

07 Gennaio 2021 • di Marta Mastrogiovanni
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Come sappiamo, non tutti nascono con la fortuna di avere una famiglia alle spalle, una casa e un futuro assicurato. In molte zone del mondo è già tanto riuscire a nascere - sopravvivere, poi, è tutta un'altra sfida. Laye Fodé Traoréiné viene dalla Nuova Guinea ed è arrivato in Francia, illegalmente, all'età di 16 anni. Essendo minorenne, è potuto restare nel Paese cercando di integrarsi con lo studio ed un lavoro. Compiuti i 18 anni, però, poco importa se il giovane è riuscito ad ottenere un lavoro e una casa, perché legalmente è costretto a lasciare il Paese. Il suo datore di lavoro, un fornaio di Besançon, ha deciso di prendere le sue difese attuando uno sciopero della fame.

via: Change.org
immagine: Twitter

Sono tante le firme che continuano ad arrivare per Laye Fodé Traoréiné su Change.org: un modo per supportare il giovane, e i tanti come lui che arrivano per cercare di avere un futuro migliore, e convincere le autorità competenti a lasciarlo stare in Francia, la sua nuova casa. Il giovanissimo Laye viene dalla Nuova Guinea, da una situazione familiare ed economica disperata, tanto da dover viaggiare solo attraverso la Libia e l'Italia prima di arrivare in Francia. Quando è approdato a Nimes, con un treno preso per caso, aveva solo 16 anni. Laye si è dato subito da fare per integrarsi: ha imparato il francese, si è diplomato e lavora come apprendista panettiere a Besançon. Il suo 18esimo compleanno, però, segna un inevitabile, quanto ingiusto, provvedimento: con la maggiore età, il giovane è costretto a tornare nel suo Paese di origine. Il suo datore di lavoro, Stéphane Ravacley, proprietario del panificio "La Huche à Pain", è sceso in campo in prima persona per aiutare il suo miglior lavoratore.

immagine: Change.org

Stéphane Ravacley è in sciopero della fame e vuole difendere il suo dipendente a tutti i costi: "Apriamo le porte a un bambino e gli diciamo 'non preoccuparti, ti proteggiamo, non rischi niente'. Gli diamo dei soldi, lo ospitiamo e poi dopo 2 anni gli diciamo 'no, questo bellissimo sogno in cui eri non esiste più, devi tornartene a casa!" ha commentato con rabbia il fornaio.

Laye si alza alle 3 del mattino per andare a lavorare da Stéphane, dove è diventato un apprendista modello, con una forza di volontà che manca in molti giovani di oggi che studiano e lavorano. Stéphane, da bravo capo, riconosce le qualità del giovane: "È davvero un bravo ragazzo e parla il francese meglio di me. Ha imparato molto e molto rapidamente. Lavora magnificamente".

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Da parte sua, la prefettura ritiene che i documenti di stato civile forniti da Laye non siano conformi. L'avvocato del giovane, Me Amandine Dravigny, ha affermato che i documenti inviati dalle autorità guineane non possono essere qualificati come falsi. Al momento, un riepilogo amministrativo è stato richiesto ma rifiutato.

Non ci resta che augurare buona fortuna a questo giovane, sperando che la sua situazione si risolvi il prima possibile.

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