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Nessuno può sfuggire al Karma: il dolore…
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Nessuno può sfuggire al Karma: il dolore che infliggi un giorno tornerà indietro

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Il terzo principio della dinamica, noto anche come terza legge di Newton, stabilisce che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Ciò che vale per la fisica funziona anche nella vita, per cui ciò che si compie, nel bene o nel male, torna sempre indietro. Scomodando la religione e la filosofia indiana si può quindi parlare di karma.

Il termine vuol dire letteralmente “agire” o “azione”, e più precisamente tutto ciò che viene fatto, detto o anche solo pensato nella dimensione fisica in cui ci troviamo. Secondo questo concetto azioni, parole e intenzioni si trasformano in energia, positiva o negativa, che ritorna alla fonte di partenza perché l’universo è in costante ricerca di equilibrio.

Essere “martello” o “chiodo”

immagine: Unsplash

Quando si fa del male a qualcuno, intenzionalmente o senza volerlo, la percezione del dolore altrui è qualcosa di remoto, estraneo, lontano. Diverso è il caso in cui dal ruolo di carnefice si passa a quello della vittima, subendo quindi sofferenze e ferite interiori. Nelle circostanze in cui non si è il “martello” ma piuttosto il “chiodo”, sembra che il destino, il karma, si accanisca soltanto in senso negativo.

Sul piatto della bilancia le buone azioni paiono non pesare allo stesso modo, e che il momento di incassare un po’ di fortuna non venga mai. La verità è che le esperienza negative hanno maggiormente la tendenza a restare scolpite nella mente e nel cuore, così che quelle positive passano quasi inosservate.

Migliorare il mondo per essere migliori

immagine: Maxpixel

Il concetto di karma può avere tante altre estensioni e similitudini, una di queste è la causalità, il principio cioè di causa ed effetto, oppure il modo di dire “raccogliamo ciò che seminiamo”. In entrambi gli esempi, senza scomodare l’equilibrio dell’universo, è facile comprendere che il modo con cui ci rapportiamo alle situazioni prepara il terreno nel nostro avvenire.

Può sembrare una frase fatta, una strategia psicologica per consolarsi da soli, ma alla lunga il bene ripaga. Cercare di migliorare il mondo ogni giorno con piccoli gesti influenza positivamente la nostra vita e quella degli altri, ed alla fine dei conti rende migliori anche noi stessi.

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Il premio c’è ma non si vede

immagine: Unsplash

Alla luce di quanto detto non bisogna comportarsi bene solo per paura che questo benedetto karma ci si ritorca contro. Troppo semplice “fare i buoni” per guadagnarsi il paradiso e cercare di non “fare i cattivi” per paura di andare all’inferno. Il premio per una vita fatta di gentilezza, generosità, empatia e amore non è qualcosa che si può quantificare e nella maggior parte dei casi non arriva mai.

Si tratta più di uno stato di grazia, di una gioia che si prova soltanto quando si sa di aver fatto felici qualcuno o comunque di avergli reso la vita un po’ più leggera. In conclusione, non bisogna aspettare di ricevere, quello che conta è cominciare a dare.

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