Basta con l'ossessione per i voti: la scuola deve insegnare prima di tutto la collaborazione

di Laura Gagliardi

06 Febbraio 2019

Basta con l'ossessione per i voti: la scuola deve insegnare prima di tutto la collaborazione
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La scuola svolge un ruolo fondamentale nell'educazione dei bambini; ma non solo per le materie e le nozioni che i ragazzi hanno il dovere e la possibilità di studiare.

Infatti, essa rappresenta una prima forma di comunità, con membri estranei al gruppo familiare e decisamente più ampia della famiglia; pertanto è una prima palestra sociale, in cui i bambini sviluppano la capacità di costruire relazioni interpersonali, imparando quei comportamenti ed attitudini che favoriscono una pacifica convivenza.

Di conseguenza, le scuole dovrebbero rifiutare di promuovere un modello sociale competitivo, optando invece per uno che metta al centro la collaborazione.

via portalebambini.it

US Department of Education/flickr

US Department of Education/flickr

Nonostante la maggior parte degli insegnanti sia consapevole dell'importanza della collaborazione, la scuola propende sovente per un modello competitivo – a volte anche in maniera involontaria. Ne sono un esempio queste due tendenze, che andrebbero opportunamente riviste, reimpostando la didattica sulla base del principio di collaborazione.

Il primo caso è rappresentato dalle prove a punteggio standardizzate: nati per ottenere dati uniformi sul territorio nazionale – sulla base dei quali pianificare poi politiche ed interventi educativi –, tali test sono spesso percepiti come una competizione fra gli alunni e le scuole, che li percepiscono come una gara con un punteggio. Vista l'importanza di questo tipo di prove, è importante cambiare più che altro lo stereotipo e la percezione che le circondano.

In secondo luogo, si potrebbe ribattere che anche i voti allora incentivano un tale sistema competitivo (e ciò coglierebbe il pauso della Montessori). In realtà, spesso il guaio è generato dai genitori, che vogliono sapere non solo il risultato del figlio, ma anche quelli dei suoi compagni di classe: il figlio, infatti, deve essere il migliore, o almeno tra i primi. In questo modo incentivano i bambini a percepire la scuola e lo studio come un sistema di confronti e classifiche.

In attesa che le istituzioni scolastiche colgano questa necessaria svolta di principio, iniziamo nel piccolo, a casa, a promuovere la collaborazione, abbandonando certe cattive abitudini a primeggiare a tutti i costi. Non dimentichiamo che moltissimi personaggi che hanno cambiato la storia con le loro scoperte non erano assolutamente i migliori tra i banchi di scuola.

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