"Non mi hanno fatto imbarcare perché troppo in carne": vince un contenzioso con la compagnia aerea

di Irene Pastori

07 Febbraio 2023

"Non mi hanno fatto imbarcare perché troppo in carne": vince un contenzioso con la compagnia aerea
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Ai nostri giorni molte persone si lasciano influenzare dai canoni di bellezza inarrivabili stabiliti dai social media: grazie ai filtri, al make-up e ai giochi di luce tutti sembrano "perfetti" e in forma, ma la realtà è ben diversa. Questa percezione distorta, però, ha influenzato anche alcuni tipi di persone, portandole a trattare diversamente coloro che non rispecchiano questi canoni. 

Un esempio lampante di tale comportamento lo ha mostrato il personale di una compagnia aerea, condannata risarcire una modella taglie forti dopo che ha spiegato che il personale la faceva sentire come "un mostro".

via DailyMail

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La protagonista di questa disavventura è la modella brasiliana Juliana Nehme, 38 anni. La donna ha dichiarato che il personale della compagnia aerea sulla quale avrebbe dovuto viaggiare le ha impedito di imbarcarsi su un volo da Beirut a Doha perché "colpevole" di essere in sovrappeso: "Al posto di offrirmi un rimborso di 940 euro del biglietto, mi hanno chiesto ulteriori 3.000 euro per un posto in prima classe, per avere i sedili più grandi. Era come se non fossi un essere umano per loro. Ero un mostro che non riusciva a salire a bordo", ha raccontato. 

Juliana stava viaggiando con sua madre e le due donne hanno perso il volo. Questo ha fatto intristire ancora di più la trentottenne che ha cominciato anche ad avvertire dei sensi di colpa: "Ho persino chiesto perdono a mia madre diverse volte. Ho detto: 'Mamma, perdonami, perché la mia stazza ti ha impedito di tornare a casa'. E lei ha risposto che non era colpa mia", ha aggiunto. Una volta tornata a casa, Juliana ha aperto un contenzioso contro la compagnia aerea, la quale è stata condannata a pagarle delle sedute di psicoterapia per superare l'umiliazione subita.

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L'azienda le pagherà una visita settimanale del valore di 70 euro per un periodo di almeno un anno, per un totale di 3.500 euro di risarcimento. Il giudice Renata Martins de Carvalho ha affermato che "la concessione di un'assistenza psicologica urgente è una misura ragionevole e proporzionata per garantire il superamento dell'evento stressante e traumatico".

La compagnia aerea ha dichiarato di non aver ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale circa la sentenza: "Tuttavia, se necessario, ogni chiarimento sarà tempestivamente fornito alle autorità competenti. Cogliamo l'occasione per rassicurare i nostri clienti che la compagnia tratta tutti i passeggeri con rispetto e dignità, e in linea con le pratiche e le normative del settore aereo", ha commentato un portavoce. 

Nei panni di Juliana come avresti reagito?

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