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Papà gay adotta bimbo autistico: "non è facile e sono single ma lui mi dà tutta la forza di cui ho bisogno"

01 Agosto 2022 • di Irene Pastori
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L'arrivo di un figlio è un evento che sconvolge la vita di ogni genitore ed è un dono che non necessariamente deve avere un'origine biologica. L'adozione, infatti, è uno dei gesti più generosi che una persona possa fare nella sua vita: cambia il futuro di un bambino che fino ad allora è stato sfortunato, garantendogli le cure, la protezione e un ambiente felice che meritano tutti i più piccoli. Il legame che si crea tra figlio e genitore adottivo a volte è davvero superiore alla semplice condivisione di geni.

Ne è un esempio Ruben, un uomo messicano che ha dovuto affrontare numerose sfide nella sua vita, ma che ha conosciuto la gioia più immensa diventando padre.


A soli 7 anni, Ruben si è trasferì dal Messico agli Stati Uniti con la sua famiglia: il suo viaggio non fu per niente facile, dovette perfino guadare un fiume dalle acque gelide. Una volta raggiunti gli Stati Uniti ha vissuto con la sua famiglia in Texas in condizioni di povertà. Le difficoltà per Ruben non furono solo economiche: fin dall'adolescenza fu vittima di bullismo a causa della sua omosessualità e della sua nazionalità straniera. Nonostante tutto, ha conseguito una laurea ed ha raggiunto un'ottima posizione lavorativa a soli 29 anni, festeggiando costantemente i suoi successi con la famiglia al suo fianco.

Una volta raggiunti questi importanti traguardi, Ruben cominciò a pensare che, per potersi sentire davvero completo e realizzato, doveva diventare genitore. Ha capito che l'adozione gli avrebbe fornito un vero scopo nella vita, oltre alla possibilità di fare una differenza significativa nella vita del piccolo che avrebbe cresciuto. Così cominciò il suo percorso all'età di 33 anni. Sapeva quali ostacoli avrebbe dovuto affrontare lungo il cammino, in particolare per bilanciare il suo lavoro con il dovere di anteporre sempre i bisogni e gli interessi di un bambino ai propri, ma non voleva rinunciare.

Ha incontrato il piccolo Hector per la prima volta nel 2017, un anno dopo aver iniziato il processo di adozione e aver ottenuto la cittadinanza statunitense. In quel momento era turbato e stressato a causa delle lunghe procedure di richiesta e approvazione: era single, lavorava a tempo pieno e non aveva parenti stretti che lo assistessero, il suo profilo non sembrava adatto ad adottare un bambino.

Finché non arrivò uno splendido bambino messicano di 7 anni che riuscì a rapirgli il cuore fin dall'inizio. Il loro legame fu immediato: trascorsero la giornata mangiando e giocando insieme. In quel momento Hector non parlava - a causa del suo autismo - ma si limitava a indicare le cose. Rimasero tutti sorpresi dalla facilità con cui si legò a Ruben.

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"Non so cosa sia successo, ho solo desiderato prendermi cura di lui fin da subito", ha ricordato Ruben in merito al loro primo incontro. Purtroppo non venne scelto. Passò un altro anno prima di ricevere una telefonata che gli cambiò la vita: gli fu proposto di prendersi cura del piccolo bambino messicano che aveva catturato il suo cuore e che fino a quel momento non era riuscito a trovare una famiglia adatta a lui. 

Nonostante la gioia di accogliere un figlio, Ruben non si faceva scrupoli ad ammettere che temeva di non essere in grado di occuparsi di Hector. Il piccolo non parlava e aveva grossi problemi comportamentali. L'uomo cercò fin dall'inizio di sostenerlo, anche con l'aiuto di professionisti. Una sera si ritrovò seduto a piangere sul pavimento della cucina. Lì avvenne un piccolo miracolo: Hector gli si avvicinò e lo consolò con tutta la simpatia possibile, pronunciando una frase che rimarrà impressa nella mente di Ruben per il resto della sua vita: "Non arrenderti, puoi farcela". Queste poche parole gli conferirono la volontà di lottare assieme al piccolo Hector. 

Il 14 agosto 2020 Ruben ed Hector hanno potuto finalmente coronare il loro sogno, diventando ufficialmente una splendida famiglia.

Tags: BambiniFamigliaStorie
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