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La curiosa storia di Hans, il cavallo intelligente che sapeva contare e "rispondeva" alle domande del suo padrone

04 Aprile 2021 • di Marta Mastrogiovanni
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Che molti animali fossero in grado di interpretare gran parte dei sentimenti e degli stati d'animo umani, non avevamo alcun dubbio, vista anche la grande sensibilità di cui possiamo far tesoro dei nostri cani o gatti, ad esempio. Ma che un animale possa comprendere la matematica o comprendere il linguaggio verbale umano, beh, questo ci sorprende ogni volta che crediamo di avere un riscontro. Hans, il celebre cavallo del professor Wilhelm von Osten è passato alla storia perché si credeva fosse dotato di un'intelligenza così spiccata da riuscire a eseguire operazioni aritmetiche e altre attività logico-intellettive. Era davvero così? Wilhelm von Osten ne era convintissimo e, nella Berlino tra la fine dell'800 e i primi del '900, dava spettacoli in piazza, con tanto di pubblico, in cui si esibiva con il suo cavallo Hans.

via: Britannica
immagine: Wikipedia

Wilhelm von Osten era un professore di matematica di un liceo di Berlino che aveva scoperto un'intelligenza innata nel suo animale di nome Hans, un cavallo di razza Orlov. Il cavallo in questione, rinominato "clever Hans", ossia "Hans l'intelligente", dimostrava di saper fare di conto attraverso tutte le operazioni matematiche e a rispondere ad altri quesiti logico-deduttivi. Ma in che modo ci riusciva? Sembrava che von Osten avesse insegnato la matematica al cavallo, ma di certo non poteva avergli insegnato a parlare! Il vecchio professore, infatti, mise a punto un sistema per cui Hans avrebbe potuto rispondere ai quesiti tramite il battito degli zoccoli su un'apposita pedana di legno. Oltre ai numeri, Hans dimostrava di riconoscere anche le lettere, ad esempio un battito di zoccoli corrispondeva alla lettera "A", due battiti alla lettera "B", e così via...

immagine: Wikimedia

Il cavallo riusciva a rispondere anche ad altre domande di carattere più generale, ad esempio se il suo padrone gli chiedeva quante persone con il cappello ci fossero nella stanza, lui sapeva indicarne il numero. Il fenomeno Hans ebbe ben presto un incredibile e meritato successo, tanto da attirare un gran numero di esperti, decisi a dimostrare una volta per tutte se il cavallo fosse veramente intelligente o se si trattasse di un'illusione collettiva, se non addirittura di una truffa. Nel 1904, viene nominata la "commissione Hans", ovvero 13 persone incaricate di scoprire la verità sull'intelligenza di quel cavallo. La suddetta commissione concluse che non c'era alcun imbroglio da parte di Wilhelm von Osten e che il cavallo fosse veramente intelligente.

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Una foto del professor Wilhelm von Osten

immagine: Wikimedia

Nella commissione aveva preso parte un certo Carl Stumpf, psicologo esperto, incaricato di verificare la veridicità degli eventi a cui prendeva parte Hans. Lo psicologo e docente universitario in questione aveva un allievo molto interessato alla storia di "clever Hans", Oskar Pfungst, il quale decise di fare lui stesso un sopralluogo per valutare la faccenda. Pfungst si era fatto un'idea diversa su questa storia e decise di validarla con altri metodi non ancora sperimentati con Hans. Innanzitutto, Pfungst partì dal presupposto che il cavallo rispondeva bene alle domande ogni volta che era il suo padrone, von Osten, a porle; certo, anche quando era un estraneo a fare la domanda, Hans sembrava rispondere positivamente. Ma se la domanda veniva formulata lontano dal cavallo, al di fuori del suo campo visivo, allora iniziavano i problemi. Hans dimostrava di non saper rispondere nemmeno quando chi poneva la domanda non conosceva la risposta.

Quali sono state le conclusioni di Pfungst?

immagine: Wikimedia

La supposta intelligenza di Hans, dunque, non dipendeva esclusivamente dalle sue innate capacità, ma da come gli esseri umani interagivano con lui. Durante gli esperimenti, infatti, gli interlocutori del cavallo erano sempre soggetti a involontarie modifiche posturali ed espressive, quasi impercettibili, che l'animale riusciva a cogliere e a interpretare a suo favore. In altre parole, Hans riusciva a decifrare gli atteggiamenti non verbali dei suoi interlocutori, motivo per cui nella scienza moderna si parla del fenomeno "Der Kluge-Hans-Effekt" (l'effetto di Hans l'intelligente) in casi in cui un animale, o anche una persona, subisca l'influenza dal linguaggio non verbale del suo interlocutore. Da questa esperienza, la scienza moderna ha sviluppato metodologie e procedimenti scientifici tali da non permettere più ad animali di essere influenzati dal comportamento umano (si pensi all'addestramento dei cani impiegati in polizia).

Wilhelm von Osten morì nel 1909, ancora convinto che il suo cavallo fosse intelligentissimo. Non si può dire che non lo fosse, ma di certo non conosceva davvero la matematica. E voi conoscevate già questa storia?

Tags: CuriosiCavalliStorie
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